Tesi #18: pericolosità idrogeologica e sismica
Nella sessione di laurea di luglio 2026, due studenti che hanno svolto il tirocinio nel gruppo di ricerca Perigeo hanno presentato i loro risultati. In entrambi i casi, la tematica affrontata riguarda i georischi e come questi possano impattare sul nostro territorio; entrambi gli studenti hanno affrontato una parte di lavoro sul terreno e l’analisi dei dati raccolti mediante software dedicati.
Andrea Beretta ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze dell’Ambiente e della Natura, con una tesi intitolata “Ricostruzione della geologia di sottosuolo tra le valli del Torrente Lura e del Fiume Seveso: evidenze di attività neotettonica”.
Il lavoro prende spunto da alcune evidenze geologiche di superficie e di sottosuolo, che mostrano la presenza di un affioramento di Ceppo di Portichetto, nel comune di Luisago (Co), a quote maggiori rispetto al livello medio della pianura, rappresentando di fatto una anomalia. Per valutare l’ipotesi che questa anomali derivi da attività tettonica recente, è stata ricostruita la geometria tridimensionale dei depositi nel sottosuolo, mediante rilevamento geologico, acquisizione di dati geofisici originali e analisi di stratigrafie di sondaggi e pozzi per acqua.
Tutti i dati sono stati inseriti in un modello 3D (Figura 1); l’interpretazione finale conferma l’ipotesi che l’attività tettonica abbia giocato un ruolo importante nella definizione dell’assetto geologico-strutturale del sottosuolo.

Davide Piras ha invece conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Ambientali, con una tesi dal titolo “Caratterizzazione dei movimenti franosi dell’area del Varesotto e correlazione con dati pluviometrici. Approfondimento e caso studio: Luino e la Val Veddasca”.
L’area prealpina, incluse le provincie di Varese e Como, sono spesso colpite da piogge intense e da conseguenti effetti sul territorio, come movimenti franosi e allagamenti. I database a livello nazionale (catalogo IFFI, Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, gestito dall’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale – ISPRA) mostrano tuttavia che la Provincia di Varese è caratterizzata da una densità di frane minore rispetto ai territori limitrofi. Occorre quindi approfondire la tematica, valutando se si tratti effettivamente di una differenza geologico-ambientale, ad esempio legata alla presenza/assenza di fattori predisponenti, ovvero se si tratti di un bias di campionamento.
Nel lavoro di tesi, Davide ha censito gli eventi franosi avvenuti nell’estate-autunno 2024, analizzato le serie temporali delle precipitazioni, e condotto rilevamenti diretti di terreno finalizzati alla caratterizzazione dei movimenti franosi. In particolare, i rilevamenti si sono concentrati nell’area di Luino e della Val Veddasca. Sono stati osservati e caratterizzati movimenti franosi di diverso tipo, tra cui scivolamenti, crolli, colate detritiche e deformazioni gravitative profonde di versante. Il territorio varesino ospita una notevole densità di infrastrutture, che possono risultare esposte al rischio (Figure 2 e 3).
In conclusione, si evidenza la necessità di una mappatura più capillare dei fenomeni franosi nell’area varesina e dei beni esposti; questi dati permetteranno una migliore gestione del rischio e rappresentano uno strumento utile ai fini di pianificazione. L’Università dell’Insubria è attiva su questo fronte, essendo capofila di un progetto Interreg di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera denominato RITMO. Il progetto mira a far riconoscere che le analisi del rischio idrogeologico, con particolare riferimento a fenomeni franosi e instabilità di versante, devono tenere conto sia della frequenza e dell’intensità dei fenomeni stessi, in aumento a causa di eventi meteorologici estremi, e, dall’altro, degli impatti sempre più gravosi sul patrimonio territoriale esposto.


