Effetti cosismici del terremoto di Ragalna del 4 marzo 2026 nel versante sudoccidentale dell’Etna
Il 4 marzo 2026 alle ore 7:05 italiane un terremoto ha scosso la popolazione del versante meridionale dell’Etna. Il terremoto, secondo quanto stimato dal personale della sala operativa dell’INGV-OE, ha raggiunto una magnituto locale di 4.5, localizzato a 2,9 km a NO di Ragalna e ad una profondità di 3,8 km (vedi approfondimento di INGV terremoti). L’epicentro è ubicato nel territorio comunale di Santa Maria di Licodia ma il più vicino centro abitato è proprio Ragalna. Dopo il terremoto si sono susseguite circa 50 scosse di magnitudo inferiore a 2.8, principalmente nella giornata del 4 marzo. L’area di Ragalna e Santa Maria di Licodia è storicamente soggetta a terremoti che hanno raggiunto la soglia del danno nel 1898, 1982 e più recentemente nel 2001.
Ragalna si trova in un contesto geologico e geomorfologico complesso con diverse tipologie di terreni affioranti, oltre ad essere in prossimità del sistema di faglie di Ragalna (Fig. 1), caratterizzato da due faglie capaci a cinematica transtensiva con scarpate morfologiche ben sviluppate, denominate Masseria Cavaliere e Calcerana nel catalogo ITHACA (link al catalogo). La Faglia di Masseria Cavaliere è conosciuta prevalentemente per diffusi fenomeni di creep asismico con fagliazione superficiale che ha anche provocato danni agli edifici posti sulla zona affetta dalla deformazione. La Faglia di Calcerana ha invece generato terremoti di modesta magnitudo e fagliazione superficiale negli anni ’80 del secolo scorso. Queste faglie sono coinvolte nello scivolamento del versante orientale dell’Etna nell’area sudoccidentale del vulcano, separando il settore stabile a ovest da quello instabile a est.

Subito dopo la scossa abbiamo rilevato nell’area epicentrale una fratturazione al suolo discontinua nel tratto centrale e meridionale della Faglia di Masseria Cavaliere per una lunghezza totale di circa 2 km (Fig. 1). Si tratta principalmente di fratture preesistenti lungo strade asfaltate che si sono riaperte. Alcune di esse sono invece di neoformazione e hanno interessato sia il suolo che le strade. Le fratture hanno rigetti medi di circa 0,2-0,5 cm (Fig. 2) raggiungendo al massimo un 1 cm di apertura, specialmente nel settore settentrionale della fascia di fratturazione. Le fratture aperte hanno lunghezze media di 2 m, fino a circa 10 m nella fascia di fratturazione a nord. La zona di fratturazione attivata ha ampiezza massima di circa 2-3 m solo nel settore settentrionale. Nel settore meridionale spesso si osserva solamente una frattura riaperta o di neoformazione. La zona di deformazione complessiva della faglia può raggiunge però anche i 10 m di ampiezza considerando le fratture non riaperte. L’orientazione prevalente delle fratture è circa N-S con delle zone di fratturazione che mostrano degli step sinistri compatibili con la cinematica transtensiva destra della faglia.

Censite attualmente 65 frane, delle quali 62 caratterizzate dal crollo di muri a secco di volumi modesti (<5 m3), che hanno parzialmente invaso alcune strade senza però interferire sulla viabilità (Fig. 3). Alcune di queste frane hanno interessato il settore centrale della scarpata di faglia di Masseria Cavaliere. Circa 40 frane hanno invece interessato un crinale con pendenze medie superiori a 20°, nell’area sudoccidentale di Ragalna. Nessuna evidenza di fratturazione invece lungo le faglie di Calcerana e quella denominata di Ragalna presente nel catalogo ITHACA.

Ulteriori informazioni sugli effetti cosismici, l’analisi degli ipocentri dei terremoti e la deformazione al suolo prodotta, saranno necessari per poter determinare la sorgente del terremoto che potrebbe non essere quello che sembra. Il terremoto è infatti avvenuto in un contesto in cui la risalita magmatica, strutture tettoniche regionali profonde, la vulcano-tettonica e lo scivolamento gravitativo sono connessi e si influenzano a vicenda.
In base agli effetti ambientali cosismici osservati il terremoto ha raggiunto un’intensità massima del grado VI-VII della scala ESI (Scala di Intensità Sismica Ambientale), similmente a quanto osservato dalla mappa di scuotimento calcolata dai dati delle reti sismiche e accelerometriche INGV e DPC. La mappa mostra dei livelli di scuotimento compatibili con il VI-VII grado della scala MCS (vedi approfondimento di INGV terremoti). È importante notare come la distribuzione degli effetti ambientali siano per la maggior parte concentrati intorno all’epicentro strumentale e secondariamente nel centro abitato di Ragalna (Fig. 1). Dopo il sisma, anche il personale dei comuni interessati, del Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia e dell’INGV-OE hanno iniziato a svolgere dei sopralluoghi atti a quantificare i danni e gli effetti provocati dal terremoto, segnalati soprattutto nel centro abitato di Ragalna. I danni agli edifici di Ragalna potrebbero essere legati anche ad effetti di amplificazione stratigrafica e/o topografica. Gli effetti di amplificazione si manifestano specialmente in aree dove sono presenti depositi incoerenti che sono spesso ubicati lungo fratture eruttive. I possibili effetti di amplificazione al suolo erano già stati evidenziati negli studi di Microzonazione Sismica di primo livello del comune di Ragalna (per approfondire vedi lo stato di attuazione del piano di microzonazione del Dipartimento Regionale di Protezione Civile della Sicilia). Questo conferma il ruolo fondamentale degli studi geologici applicati alla pianificazione territoriale nella valutazione della pericolosità sismica locale, finalizzata alla prevenzione dei rischi.
